Progetto ROSPI

LA TUTELA DEGLI ANFIBI E  DELLA PICCOLA FAUNA NELL’AMBITO DELLE INFRASTRUTTURE DI TRASPORTO

Vincenzo FERRI

Centro Studi Naturalistici Arcadia – csnarcadia@gmail.com

L’impatto delle infrastrutture di trasporto sulla piccola fauna in generale viene poco considerato o addirittura ignorato e anche quando vengono progettate azioni di mitigazione si riferiscono per lo più ai grandi mammiferi o agli uccelli. Eppure da più di cinquanta anni  si conoscono gli effetti del traffico stradale sulle popolazioni di anfibi, di piccoli mammiferi e di rettili e i primi interventi di mitigazione (data al 1958 il primo tunnel costruito in Inghilterra per salvaguardare gli spostamenti di Meles meles e Rana temporaria) (Bekker, 1985), o almeno si conosce bene l’effetto che l’uccisione continuata, a causa dell’investimento, può avere sulle loro popolazioni.  Alla stessa stregua si conosce l’impatto che la presenza di una strada può avere in termini di deframmentazione degli habitat o di eliminazione di habitat essenziali per lo svolgimento di alcune fasi biologiche.

Meno studiati sono gli effetti di impatto indiretti e cioè: l’alterazione dei processi ecosistemici, il disturbo e lo stress, l’alterata disponibilità di prede o di cibo in generale, l’alterazione nei rapporti intra e inter specifici, la facilitazione all’ingresso dell’uomo negli habitat preferenziali, la diffusione di sostanze contaminanti, ecc.

In questa sede si vogliono evidenziare tali effetti, rapportandoli ad alcuni gruppi faunistici  particolarmente colpiti e ai mirati interventi di mitigazione già positivamente realizzati in Italia, o programmati, e alle altre azioni indispensabili per la conservazione di rare e localizzate popolazioni per ora soltanto progettate o difficilmente attivabili, in quanto ritenute economicamente non sostenibili.

Effetti diretti

E’ molto vicina alla realtà la stima che indica in più di centomila i Vertebrati di piccola taglia uccisi giornalmente sulle strade italiane. Purtroppo mancano monitoraggi per tutti i gruppi faunistici coinvolti e i dati riguardano soltanto brevissimi tratti delle migliaia di chilometri di strade presenti . D’altra parte organizzare un censimento della piccola fauna uccisa su una strada e quindi quantificare I’impatto di una infrastruttura di trasporto sulla fauna locale non è facile per i seguenti motivi:

1) non sempre si ritrovano resti sufficienti per una sicura identificazione;

2) di molte specie investite non rimane alcuna traccia sulla carreggiata in quanto esse muoiono lontano dalla strada, in seguito alle ferite riportate o perchè sbattute lontano dalla sede stradale durante I’urto o perchè rapidamente “eliminate” dai necrofagi;

3) per talune Classi, come ad esempio gli Insetti, l’operazione appare praticamente impossibile.

Inoltre, in taluni casi, l’operazione di censimento può essere notevolmente pericolosa per l’incolumità stessa del ricercatore.

Di solito i tratti stradali vengono studiati mediante ripetuti passaggi a piedi, in bicicletta o anche con un auto a velocità estremamente ridotta, soffermandosi ad osser­vare i resti ogni qualvolta avvistati. Possono essere compiuti studi annuali o pluriennali oppure, per alcune specie che si ritrovano sulle strade in particolari stagioni e luoghi (ad esempio molte specie di Anfibi e Rettili), anche studi mirati in brevi periodi. Le frequenze dei censimenti dipendono dal tipo di studio che si intende compiere, dal tipo di animali che si vuole censire e dal tipo di traffico che insiste sulla strada.

Tra i tanti studi disponibili emerge poi che spesso sono state prese in considerazione soltanto specie già minacciate o rare sul territorio nazionale, come è stato per la popolazione di Emys orbicularis di  Valle Mandriole (RA) minacciata dall’intenso traffico veicolare della SS 309 ‘Romea’ (Scoccianti, 1997; Scoccianti et al., 2000), oppure per quelle specie particolarmente soggette a rischio di investimento per determinate caratteristiche comportamentali come gli Anfibi. Questa Classe, insieme ad alcuni piccoli Mammiferi, come Erinaceus europaeus, può essere considerata quantitati­vamente la più colpita da questo fenomeno.

Recenti censimenti su tratti stradali campione hanno stimato, probabilmente in difetto, che ogni anno il traffico automobilistico travolga sulle strade lombarde più di un milione di esemplari adulti di Anfibi. Le specie maggiormente interessate  sono le rane verdi (Pelophylax kl. esculentus), il rospo comune (Bufo bufo), la raganella (Hyla perrini), la Rana agile (Rana dalmatina), la rana montana (Rana temporaria) e il Tritone crestato (Triturus carnifex). Si tratta di specie -a parte il tritone crestato nella Bassa Pianura- ancora diffuse, ma considerate nella soglia di attenzione nelle liste rosse regionali e protette nominativamente da convenzioni internazionali e leggi regionali. E’ stato dimostrato che l’impatto stradale può causare in pochi anni l’estinzione delle popolazioni di Anfibi interessate da uno spostamento obbligato attraverso una strada a media o elevata intensità di traffico.

Questi animali migrano annualmente dai siti di alimentazione e di svernamento a quelli di riproduzione, e viceversa, che molto spesso sono divisi da una infrastruttura di trasporto; di solito questa circonda o costeggia le raccolte d’acqua deputate alla riproduzione. Nel loro incedere lento e goffo durante il crepuscolo e le ore notturne essi vanno immancabilmente incontro ad ecatombi. Per di più in genere a farne le spese sono proprio gli adulti riproduttori, travolti spesso ancor prima di avere deposto le uova.

Non è necessario che il traffico stradale sia molto intenso per minacciare gravemente una popolazione: ad esempio, nel caso del rospo comune, Bufo bufo, Kulm (1984) riporta che il passaggio di appena cinque auto ogni quindici minuti è sufficiente per  uccidere più del 20% degli individui in migrazione su una strada; similmente Van Gelder (1973) indica che 10 auto in un’ora su una strada possono uccidere il 29% delle femmine in migrazione.

Al traffico veicolare è imputabile in Lombardia la scomparsa delle popolazioni di Bufo bufo che fino a qualche decennio fa si riproducevano sulle sponde dei grandi laghi prealpini. Per esempio, lungo le sponde del Lago di Como, estese per diverse decine di chilometri, si conoscono oggi soltanto tre zone dove questi anuri migrano per la riproduzione: tra Oliveto Lario/Onno e Melgone/Mandello del Lario per il Lario di Lecco, tra Nesso e Lezzeno per il Lario di Como e presso Sorico per l’Alto Lario. Nel resto, sia nel tratto tra Menaggio e Sorico che in quello tra Colico e Lecco, a causa di strade statali trafficatissime, non si trovano più rospi.

Pure soltanto nel 1979 l’A. veniva chiamato a raccogliere i rospi caduti nelle piscine di alberghi in prossimità del lago, in un vasto tratto della sponda orientale; nei pressi di Gravedona (CO) c’è addirittura una località che proprio per i passati  imponenti passaggi di rospi era stata chiamata “La Sciattera”. 

Il fatto che i fenomeni migratori attraverso le strade, di molte specie di Anfibi, si mostrino quali eventi annualmente ripetitivi, nella maggior parte dei casi sufficientemente localizzati (grazie ad appositi studi si possono determinare le zone di maggior passaggio), prevedibili (si concentrano sempre, più o meno, negli stessi periodi del­l’anno) e vadano ad interessare spesso un elevato, numero di individui, spiega le ragioni del successo ottenuto in moltissime azioni di tutela.

Fra le misure di salvaguardia più usate, certamente la chiusura notturna della strada al traffico per brevi periodi si mostra come la misura più valida (Feldmann & Geiger, 1989; Podloucky, 1989; Podloucky, 1990). Ciò è però realizzabile soltanto su strade a bassa percorrenza veicolare o di portata locale (strade comunali, strade interpoderali) e quindi di solito sono applicate altre misure, singolarmente o in forma combinata: (a) trasporto manuale; (b) sottopassi con barriere anti-attraversamento e convogli; (c) allestimento di habitat riproduttivi o di svernamento alternativi; (d) viadotti;  ecodotti (e).

Si può qui appuntare che i migliori risultati delle misure (a) e (b) dipendono dalla adeguata costruzione di barriere anti-attraversamento, di tipo ‘temporaneo’ o, meglio, di tipo ‘fisso’ (Ferri, 1998; Ferri, 2005); tali barriere dovranno poi, a seconda dei casi, essere poste in modo da formare guide per convogliare i flussi migratori (Feldmann & Geiger, 1989; Podloucky, 1990; Ferri, 1990; Ferri, 1994; Scoccianti, 1996; Ferri, 1998).

Lo spostamento manuale degli Anfibi (a) si rivela la misura meno efficace per la totale dipendenza dal volontariato, il cui contributo è necessariamente imprevedibile negli anni ed i risultati positivi sono raggiunti soltanto in presenza di un continuativo coordinamento scientifico, tecnico e organizzativo generale come è stato ed è (in diverse località italiane) per il Progetto ROSPI,  di cui presentiamo su questo sito tutta la documentazione storica e recente.

STORIA DEL PROGETTO

COME ATTIVARE UN SALVATAGGIO ANFIBI

LE CAMPAGNE DI SALVATAGGIO ANFIBI SULLE STRADE